About Patti Smith
7 gennaio - 18 febbraio 2006
L’artista bolognese Fabio Torre propone una riflessione su un tema che non ha un titolo ma nome e cognome: Patti Smith. Personaggio mitico, icona del rock statunitense, poetessa partecipe di quella linea che dai poeti della beat generation degli anni ’50 e ’60 è approdata inevitabilmente a Bob Dylan e alle avanguardie musicali degli anni ’70, Patti Smith ha tra i suoi punti di forza la peculiarità di sfuggire ad una definizione calzante, di aver sempre vissuto il presente senza rinunciare a momenti di “inattualità”, evitando i tentativi altrui di ingabbiarla in griglie poetico-generazionali.
Sempre vicina al mondo dell’arte (ricordiamo il suo sodalizio con Robert Mapplethorpe), non nuova anche come fonte di ispirazione di artisti (dalle prime polaroid ai famosi ritratti dello stesso Mapplethorpe, fino all’importante ciclo dedicatole dal pittore fotorealista svizzero Franz Gertsch), Patti ha saputo costruire non solo un patrimonio musicale e poetico, ma anche un’iconografia unica.
Fabio Torre, usando il consueto linguaggio al crocevia tra pittura, cinema e fotografia, ha messo a fuoco momenti centrali e collaterali, oggetti e persone dell’universo poetico e biografico della Smith, osservata nei suoi aspetti più semplici e a luci della ribalta spente. Non si tratta di un lavoro di ricerca filologica, ma di un tentativo di riunire presenze ed immagini caratterizzate da una certa assonanza estetica. Così ritroviamo figure partecipi della vita e ispiratrici della poetica della Smith: da Allen Ginsberg a Nico, da Jackson Pollock a Edie Sedgwick, da Marianne Faithful a William Burroughs, da Jim Carrol a Pasolini e poi luoghi e oggetti della quotidianità, indagati in una dimensione quasi tattile. Il tutto raccolto usando le tecniche del disegno e dell’olio con un profilo volutamente non alto ed anzi intimo, quasi a voler riportare Patti nel ruvido mondo in bianco e nero di quegli anni ’70 che oggi sempre più fanno sentire il loro peso nel nostro bagaglio culturale.
Il linguaggio di Torre, da sempre vicino agli esiti della fotografia e del cinema anche amatoriale ed underground di quegli anni, incontra stavolta un tema di forte suggestione e carica poetica, ricco di rimandi spazio-temporali. Dopo i cicli dedicati agli interni metropolitani e all’indagine del quotidiano che in essi si svolge, Torre sceglie stavolta di confrontarsi con un riferimento forte e diretto della nostra cultura, scelto per il suo eccezionale spessore poetico che si lega in modo indissolubile alla dimensione scenica e fisica del personaggio.