E’ ormai prossimo all’uscita il libro fotografico “Patti Smith – Simply a Concert”, un intenso ritratto per immagini della recente Patti Smith, immortalata in oltre 60 fotografie. E’ una Patti Smith dalla grande presenza scenica e teatrale, fotografata in un bianco e nero dai forti contrasti che ne drammatizza la forte personalità e presenza scenica.
Dal suo ritorno nei primi anni ’90, Patti Smith ha accentuato nelle sue apparizioni l’aspetto performativo, poetico e artistico della sua figura. La silhouette scura, i forti tratti del viso trasmettono al pubblico l’unicità della sua storia artistica e personale, le vicende, gli incontri, gli amici scomparsi, i luoghi e i suoni mitici di anni che si stanno allo stesso tempo perdendo e rimpiangendo.
Il libro è arricchito da una preziosa prefazione di Fernanda Pivano e da testi di John Rockwell, uno dei maggiori critici musicali americani dagli anni ’60, e di Claudio Marra, docente di Storia della Fotografia.
Eccola qui Patti Smith, la regina della notte, la sacerdotessa del punk, la strega del rock, Madame Bowery (la Bowery era la zona degli alcolizzati-emarginati di New York), la poetessa-cantante che col suo linguaggio violento e crudo ha descritto i ghetti urbani e ha mostrato la disperazione metropolitana, la precarietà del vivere quotidiano e il frantumarsi dei rapporti umani alla maniera di Allen Ginsberg e Jack Kerouac, di William Borroughs e Gregory Corso…” (dalla prefazione di Fernanda Pivano)
Patti Smith ha un’immagine fiera, amorevole, critica, provocatoria, leale, mistica. La nostra conoscenza si limita ad incontri occasionali all’opera e non saprei dire esattamente fino a che punto quell’immagine corrisponda alla persona “reale”. Ma nel corso degli anni l’ho vista e sentita esibirsi molte volte e sembra essere una persona completamente trasparente. Il che non significa che manchi di mistero, ma che quello che vedi sul palco è quello che, e quella che, realmente è…” (John Rockwell)
“…Ma ora Fabio ha infine incontrato Patti direttamente. L’ha incontrata come forse l’ha sempre voluta pensare: immersa e persa in un vitalismo totale, con il corpo e i gesti che seguono la musica e la musica che segue la poesia…” (Claudio Marra).

 

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