"Il fiore non valuta / la sua bellezza: / generosamente ha ricevuto / e generosamente dona"   -   Tagore

Quando parliamo di Bangladesh, è inevitabile che al nostro pensiero si associno immagini di fame, miseria, malattie, guerre, iniziative umanitarie (il celebre concerto per il Bangladesh, che inaugurò quarant'anni fa la serie dei "live aid" musicali). Eppure si tratta di un paese dalla bellezza struggente, che riesce a sopravvivere alle crudeltà degli uomini e della natura. Un paese che possiede tristi primati, dalla massima densità di popolazione mondiale (si va verso i 180 milioni di abitanti: sette volte più dell'Australia, pur essendo il Bangladesh 57 volte più piccolo) alla corruzione fino all'insopportabile tasso di inquinamento dell'area metropolitana della capitale Dhaka. Qui sono forti i contrasti e i rumori della quotidiana lotta per la sopravvivenza, mentre nelle campagne e sulle coste battute ciclicamente da monsoni e tsunami i ritmi sono lenti e silenziosi. Oltre la metà della popolazione è disoccupata e circa i due terzi lavorano nel settore agricolo. Per molti il reddito giornaliero non supera i due dollari. La mancanza di assistenza sanitaria e di istruzione ipoteca il futuro di questo piccolo paese, tagliandolo fuori da ogni possibile vantaggio del mondo globalizzato.

Può sembrare dunque retorico e di ben scarso aiuto occuparsi del Bangladesh per immagini che non parlino di carestia e tragedie, ma fuori da ogni intento estetizzante crediamo serva a qualcosa far sapere che in questa regione così infelice riescono a sopravvivere una dignità e una forza di vivere illuminate dalla luce del candore e della bellezza. Sono soprattutto bambini e ragazzi, figli di contadini e pescatori, ma già loro stessi contadini e pescatori dalla tenera età, a guardarci con occhi a volte felici, a volte tristissimi, fortunatamente mai rassegnati. Vivono per lo più nelle aree rurali o sulle coste, nei loro pensieri il futuro è uguale al presente (l'emigrazione riguarda soprattutto i giovani delle aree urbane) e chissà che l'obiettivo di un fotografo non possa aprire una piccola finestra di speranza.

I drammi umanitari, che siamo abituati a vivere solo sugli schermi di televisione e computer, ci hanno procurato una pericolosa assuefazione, quasi un fastidio in tempi di crisi. Forse la carta da giocare è proprio quella della bellezza, che non può lasciare indifferenti. Una bellezza vista non con la lente dell'antropologo, ma con quella del cuore.

La mostra "I Fiori del Bangladesh", curata dall'Associazione Culturale Soqquadro, avrà luogo nella Manica Lunga di Palazzo D'Accursio in Piazza Maggiore a Bologna, dal 1 al 16 Dicembre 2012. Inaugurazione Sabato 1 Dicembre ore 17.