press
Recensione di Luca Beatrice sul "Giornale" sulla mostra Notturno Rock a Castelguelfo.      [Leggi tutto]

Un breve testo di Peter Weiermair dal catalogo della mostra "Still" a Innsbruck.      [Leggi tutto]

Fabio Torre è fotografo e pittore. Come Warhol, egli trasmette le immagini fotografiche in pittura e le moltiplica in serie. Torre ritorna alla situazione di scatto e regola il classico strumento della fotografia, la sua Hasselblad (marca di macchina fotografica) davanti a noi. Questa ci guarda impassibile, con l'otturatore chiuso. Nella dialettica fra lo strumento e le scene rappresentate egli mette in evidenza la capacità della fotografia di affrontare ancora la realtà.

Peter Weiermair
Nel piccolo spazio espositivo dello Studio G7, in via Val d'Aposa, si può vedere una mostra fatta di pochi pezzi...      [Leggi tutto]

Nel piccolo spazio espositivo dello Studio G7, in via Val d'Aposa 4/A, si può vedere una mostra fatta di pochi pezzi ma capace di allargare gli orizzonti e sollecitare meditazioni su cosa è la pittura e cosa è la fotografia. Ma anche su cosa vuol dire usare colori e pennelli e cosa vuol dire affidarsi al digitale. Le opere alle pareti sono i dipinti di Fabio Torre, che compongono la mostra "Picture Start", una sequenza in bianco e nero che traduce sulla tela fantomatici provini fotografici con lo stesso soggetto, affiancati. Una pistola, un paio di scarponi, un ritratto. Ma con le mille variazioni di luce e toni, come se un artista indeciso non sapesse scegliere l'apertura giusta dell'obiettivo e il tempo esatto da selezionare su un apparecchio analogico. In queste tele la pittura mostra tutta la capacità dell'artista di controllare il mezzo, nelle sue molteplici possibilità di resa del reale, nell'illimitata combinazione di colori e luce. La pittura odora e invita al tatto per scoprire una materia che non ha niente a che fare con il mondo digitale. E la scelta di rappresentare oggetti semplici, su fondo bianco, in atmosfere minimali non fa altro che esaltare la manualità dell'azione dell'artista.

Paola Naldi, la Repubblica, 25 Ottobre 2012

*****
"... C'è in questi ultimi lavori di Torre uno sguardo all'indietro che trova nel provino a contatto della fotografia analogica il suo "inizio"....      [Leggi tutto]

"... C'è in questi ultimi lavori di Torre uno sguardo all'indietro che trova nel provino a contatto della fotografia analogica il suo "inizio": poi ci sono le iconografie, le pistole, i volti emaciati, le macchine fotografiche e c'è la pittura ad olio su tela, la distanza tra l'occhio e la mano, perchè in realtà all'artista interessa soprattutto il dato concettuale. Il confronto tra fotografia, cinema e pittura è in Torre dialettico, anche se alla fine la pittura mantiene un suo proprio spazio, là dove non ce l'aspetteremmo, nei margini, nei contorni, nelle ombre, nei numeri dei provini. Una sorta di camera oscura per la pittura."

Maura Pozzati

Corriere della Sera, 21 Ottobre 2012

*****
... I frame di Torre prendono spunto dalla romantica vicenda dell'artista olandese Bas Jan Ader, attivo in California nei primi anni Settanta...      [Leggi tutto]

 

Fabio Torre (1955), pittore bolognese figurativo e concettuale in bilico tra fotografia, cinema e video, espone per la quarta volta nella galleria bresciana opere dipinte a olio dal titolo "Frames from a Lost Friend". La sua originale rilettura del mezzo Super 8, utilizzato nell'arte sperimentale degli anni Sessanta-Settanta, lascia senza fiato. I frame di Torre prendono spunto dalla romantica vicenda dell'artista olandese Bas Jan Ader, attivo in California nei primi anni Settanta, partito su una minuscola imbarcazione con l'obiettivo di attraversare l'oceano Atlantico per realizzare In Search of the Miraculous: una sfida estrema dei propri limiti. Nelle prime opere di Torre si vede il protagonista che si dirige verso il largo su una bicicletta, fino alla sua sparizione nel mare, e gli spettatori restano lì, nell'attesa di vederlo ricomparire; dopo, invece, si vede la sua bicicletta adagiata sulla spiaggia come ready made della speranza. Sulla parete accanto si trovano altre immagini ipnotiche che iconizzano il movimento del mare dall'orizzonte piatto e dalla calma inquietante, dove si materializza una sensazione di sospensione e di attesa di un'apparizione; questa tensione si dissolve in un'atmosfera metafisica. In un'altra sequenza, presentata nel formato del provino a contatto, il protagonista è ripreso nel video I'm Too Sad to Tell You, malinconicamente risolto in un inconsolabile pianto. Torre non è mai retorico o nostalgico e approfondisce la possibilità dei media di amplificare la potenzialità illusoria di fotografia, cinema e video.

Jacqueline Ceresoli, Flash Art, Giugno 2010 

*****
...La fotografia non può oggi essere assunta nel pittorico come revisione del sistema visivo ma solo come strutturazione del sistema culturale, cioè per quello che essa rappresenta nel simbolico, dove a contare...      [Leggi tutto]
...La fotografia non può oggi essere assunta nel pittorico come revisione del sistema visivo ma solo come strutturazione del sistema culturale, cioè per quello che essa rappresenta nel simbolico, dove a contare non è un taglio, una luce o un’inquadratura ma, complessivamente, quello che potremmo chiamare il fotografico. In altre parole, e per cercare di essere più chiari possibile, si può dire che, richiamando la fotografia, Torre richiama non un artificio linguistico ma la funzione emozionale che questo mezzo, se non il mediale tutto, svolge nella nostra cultura… … A tenere banco, nel suo caso, ci pare sia innanzitutto quella dimensione di enigmaticità e di sospensione della quale in tanti casi la fotografia sa farsi portatrice. La scelta è insomma quella del frammento, dell’anello estratto da una catena narrativa che forse c’è dato in qualche modo di intuire ma non di risolvere con soddisfazione piena. Ecco allora un primo scarto rispetto a talune attese fin troppo consuete e standardizzate: l’occhio meccanico non è automaticamente sinonimo di visione sicura e chiarificatrice. Se di integrazione si vuol proprio parlare, nel caso di Torre non è l’occhio naturale a venire integrato nelle sue carenze visive, ma casomai quello spazio mentale nel quale l’evocazione fotografica sembra funzionare, non come complemento della memoria, bensì, al contrario, come interruzione del riconoscimento… … Oltre a quella della sospensione logica, l’altra modalità di filtraggio utilizzata da Torre ci pare essere quella del ricorso ad una narratività dell’infra-ordinario, perché va bene la scelta del frammento che in precedenza si evidenziava, ma è pur vero che un così esplicito richiamo al fotografico comporta una certa quota di tensione narrativa. Ecco allora che la scelta dell’infra-ordinario rende possibile la coesistenza dei due motivi, perché ciò che si estrae dal flusso ordinario degli eventi mantiene intatta tutta la forza evocativa della narratività senza per questo rinunciare a quel clima di sospensione del quale finora si è detto. Frammenti che Torre estrae da una banca dati fatta di nomi importanti (si veda la bella serie ricavata dagli studi di Muybridge) ma pure di immagini più anonime che verrebbe quasi da dire ad autore collettivo, perché ben radicate nel nostro immaginario visivo...
Claudio Marra
...Torre utilizza esclusivamente il bianco e nero riducendo così al minimo indispensabile la retorica dell’elemento cromatico. E’ una soluzione secca, immediata e senza fronzoli, che non vira su alcun aspetto malinconico, di nostalgico gusto retrò...      [Leggi tutto]

...Torre utilizza esclusivamente il bianco e nero riducendo così al minimo indispensabile la retorica dell’elemento cromatico. E’ una soluzione secca, immediata e senza fronzoli, che non vira su alcun aspetto malinconico, di nostalgico gusto retrò, né gli interessano le atmosfere velate o l’effetto flou di recupero della memoria. In nessun caso questa pittura risulterà prigioniera dell’atmosfera: il b/n corrisponde a una sorta di misura necessaria per difendersi dalla retorica del colore, per non lasciarsi scivolare negli eccessi narrativi. Altre volte è stato sottolineato, a proposito di questo genere di pittura, il rapporto che eventualmente corre con la fotografia sulla base di considerazioni su quale possa ritenersi lo strumento più adatto ed efficace a rappresentare la realtà… …Ben più complesso è il rapporto tra la pittura di Torre e il linguaggio cinematografico, che diventa a questo punto la grammatica, l’insieme di regole, su cui far riferimento. Proprio perché attento a tenersi lontano dalla seduzione del contenuto, Torre non indaga eventuali fonti iconografiche nel film noir o in generale nelle atmosfere del cinema più ruffiano e sentimentale. Per lui è importante trovare la possibilità che il cinema offre di “far vedere” più cose sullo stesso piano, sottraendole alle normali logiche temporali… …Altri soggetti e altre situazioni presenti in diverse circostanze nella pittura di oggi, e non solo in Italia, non devono qui trarre in inganno. Torre non è concentrato su quelle tipologie ricorrenti che più di una volta prendono il sopravvento quando la lettura “contenutistica” si fa troppo marcata anche se necessaria. E’ chiaro, Torre è un artista del nostro tempo e come tale non può fare a meno di osservare la messinscena dialettica di spazio e tempo nella contemporaneità, farsi colpire dalla magia di atmosfere metropolitane e luoghi tipici del nuovo millennio. Ma la matrice culturale di Torre è un’altra, è di natura concettuale e affonda le radici nell’arte degli anni ’70, in particolare nei momenti in cui si utilizzavano fotografie, filmini super 8, primi videotape per riferire della realtà “in diretta”, senza filtri emotivi, unico residuo e testimonianza che qualcosa era accaduto. Attraverso performance a bassa definizione, episodi di narrative art, registrazioni amatoriali che spesso non avevano neppure la dignità estetica di opera d’arte “finita”, si tentava di “raccontare” un mondo in cui non accadeva nulla di straordinario, dove il tempo reale si sovrapponeva del tutto al tempo fittizio, o all’assenza di tempo, fino ad assumere toni ipertrofici e innaturali. Torre con intelligenza recupera questa componente a suo modo eversiva e la trasferisce all’interno del linguaggio pittorico, che invece è solito puntare su forme dominate dai soggetti e dalle storie…

Luca Beatrice
...La ricerca artistica di Fabio Torre affronta il complesso ecosistema del mondo delle immagini. All’azione di critica o, all’opposto, di celebrazione dello stato di fatto l’artista preferisce il percorso ben più tortuoso della riflessione ontologica, dell’analisi linguistica, della ricerca di una pittura che non sia epigone o celebrazione della fotografia, del cinema...      [Leggi tutto]

…La ricerca artistica di Fabio Torre affronta il complesso ecosistema del mondo delle immagini. All’azione di critica o, all’opposto, di celebrazione dello stato di fatto l’artista preferisce il percorso ben più tortuoso della riflessione ontologica, dell’analisi linguistica, della ricerca di una pittura che non sia epigone o celebrazione della fotografia, del cinema. Una pittura rinnovata nel linguaggio che dalla coralità delle estetiche tecnologiche attinge l’idea del movimento, l’ambiguità della manipolazione digitale, l’utilizzo della luce, la simultaneità e lo spaesamento temporale. La ricerca di Fabio Torre non è mera contaminazione tra generi, nasce dalla consapevolezza del potere dell’inconscio tecnologico dei media sul nostro modo di guardare e sulla formazione dell’immaginario contemporaneo. Per questo le sue immagini dipinte, disegnate o serigrafate, sono visibili borderline rigorosamente in bianco e nero, connotate da un’ambiguità percettiva diffusa che si muove sempre in bilico tra figurazione e astrazione, tra trasposizione del reale e rappresentazione di una dimensione d’irrealtà, tra sospensione spazio-temporale dell’attimo e dinamismo dell’immagine… …In questo processo di s-definizione dell’immagine – che è sguardo, pensiero, segno, sintassi e non diventa mai narrazione o “icona” – Fabio Torre ricorre alla categoria del fotografico per epurare l’opera d’arte di quel decorativismo frequente in pittura e per ampliare la percezione sinestetica dell’immagine. Soprattutto, la citazione ricorrente all’estetica cinematografica nelle inquadrature, nei contrasti luminosi, nel movimento delle composizioni e nella lettura visiva delle opere produce nella sua pittura una sorta di minimalismo concettuale: il valore formale dell’opera prevale sulla rappresentazione del soggetto. L’immagine esiste indipendentemente, e l’oggetto rappresentato esibisce una diversa identità, più cruda e sintetica, al di là di tutte le possibili relazioni esistenti nel contesto iniziale di prelievo…

Marinella Paderni
...Dai moduli figurativi pulsa, infatti, una pittura di totale astrazione: le icone metropolitane, le automobile, gli aeroporti, le strade, si riducono a sagome allusive...      [Leggi tutto]
… Dai moduli figurativi pulsa, infatti, una pittura di totale astrazione: le icone metropolitane, le automobile, gli aeroporti, le strade, si riducono a sagome allusive, perchè l’attenzione è rivolta al processo pittorico, precisa esecuzione di un progetto visivo e mentale che si definisce prima ancora della realizzazione dell’immagine e dove questa perde ogni contenuto per farsi semplice rappresentazione… …Questa realtà moderna decontestualizzata ci ricorda le scene mute di Hopper, ma anche le inquadrature dei primi videotapes amatoriali. Quello cinematografico, degli anni Cinquanta in particolare, è infatti un filtro espressivo a cui l’artista è solito ispirarsi. Da esso scaturisce l’indagine sul movimento che anima le pareti attraverso l’espediente della moltiplicazione dei supporti: dittici e polittici fino a 16 elementi…
Elisa Del Prete
...A due anni di distanza dall’ultima esposizione presso la storica galleria bolognese Studio G7, l’artista torna infatti presentando un’ampia documentazione della ricerca di quest’ultimo periodo, con un allestimento serrato di oli, disegni, foto e serigrafie, tutti rigorosamente..      [Leggi tutto]
…A due anni di distanza dall’ultima esposizione presso la storica galleria bolognese Studio G7, l’artista torna infatti presentando un’ampia documentazione della ricerca di quest’ultimo periodo, con un allestimento serrato di oli, disegni, foto e serigrafie, tutti rigorosamente accordati e affinati su un registro freddo, che scandisce lo spazio espositivo nell’alternanza di opere singole e grandi polittici, dove l’immagine assume una ricorrenza seriale a sottolineare il distacco emotivo dell’autore. Instaurando una relazione intuitiva e non descrittiva con i soggetti e gli ambienti, l’artista lavora dunque su una disciplina della distanza e del raffreddamento, per spingere la sua ricerca a sondare il margine più sottile tra alterazione e restituzione del visibile, fino a raggiungere esiti concettuali che lo svincolano dai rimandi mediatici, qui utilizzati ma mai posti come fine ultimo del lavoro… …Affiancata a questo percorso di ricerca e, benché intonata sullo stesso registro espressivo, più intensamente e dichiaratamente evocativa (al limite dell’affettività), appare la sezione della mostra allestita nello spazio Ex Falegnameria, dove l’artista ha reso omaggio alla figura e all’opera di Piero Manai, inquieto talento della pittura bolognese precocemente scomparso ormai da anni, delle cui opere egli è da tempo collezionista. Inaugurato contemporaneamente alla grande retrospettiva ufficiale dedicatagli dalla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, questo omaggio privato all’artista e all’uomo – Torre ha accostato opere ispirate ai soggetti ricorrenti nel lavoro di Manai ad alcuni suoi ritratti – assume, infatti, il valore di una riflessione sul ruolo che certi autori sanno avere nel farci scoprire la verità dell’arte. Come dire: da un lato le domande, dall’altro, forse, le risposte…
Valeria Tassinari
...L’artista predilige strade, parcheggi e aeroporti, che riproduce con taglio fotografico. Ogni composizione è strutturata attraverso la luce che entra dalle vetrate delle pareti sullo sfondo...      [Leggi tutto]
…L’artista predilige strade, parcheggi e aeroporti, che riproduce con taglio fotografico. Ogni composizione è strutturata attraverso la luce che entra dalle vetrate delle pareti sullo sfondo: essa delimita nettamente le ombre, si riflette sulle superfici dei materiali specchianti e pone gli individui in controluce… …Alcuni quadri richiamano una certa illustrazione americana degli anni Cinquanta, con i suoi contrasti affilati e metallici, frutto dei continui viaggi dell’artista negli Stati Uniti…
Antonella Crippa
...Di questi lavori è lampante l’evidenza fotografica nel taglio delle immagini e quella cinematografica nel più complessivo nesso sintattico che lega forme alle forme e le immagini cui esse danni vita al altre immagini, oltre che nelle sovrapposizioni di tempi, cose, spazi, possibilità (il più delle volte mancate). Per Torre, è evidente, non importa cosa raccontare...      [Leggi tutto]
…Di questi lavori è lampante l’evidenza fotografica nel taglio delle immagini e quella cinematografica nel più complessivo nesso sintattico che lega forme alle forme e le immagini cui esse danni vita al altre immagini, oltre che nelle sovrapposizioni di tempi, cose, spazi, possibilità (il più delle volte mancate). Per Torre, è evidente, non importa cosa raccontare, ad onta di una chiara inclinazione alla registrazione cronachistica degli spazi urbani, delle assenze desolate o dei ritmi industriali di concentrazione di uomini e cose. Importa, piuttosto, come raccontare… …A proposito di questi lavori, se un’influenza della fotografia deve ravvisarsi in essi, questa va ricercata non tanto nell’orizzonte visivo o formale, che pure si è visto così genialmente recepito e reinterpretato, quanto piuttosto, a guardar meglio (e in apparente contraddizione con quanto sulle prime avevamo compreso) nel suo valore concettuale, e diremo più ampiamente culturale, di filtro rispetto all’orizzonte disorientante della contemporaneità… …A questa mediazione perviene, infatti, il senso di sospensione, di silenzio e di assenza nella transizione verso l’evento (esteticamente irrappresentabile); di qui la sensazione, anche, della mancanza dei rumori del mondo, definitivamente ottusi dalla interpolazione della celluloide o della pellicola…
Giuseppe Rago
...Il lavorare per frammenti, per momenti parcellizzati, senza mai dare una visione d’insieme, diventa quindi una scelta ben precisa e forte che l’artista compie: in un certo senso si potrebbe dire che Torre ricorre ad un linguaggio storicizzato...      [Leggi tutto]
…Il lavorare per frammenti, per momenti parcellizzati, senza mai dare una visione d’insieme, diventa quindi una scelta ben precisa e forte che l’artista compie: in un certo senso si potrebbe dire che Torre ricorre ad un linguaggio storicizzato che diventa contemporaneo proprio per il suo guardare al passato attraverso il presente. Ecco allora che il presente viene fermato per un istante e, ai nostro occhi, diventa familiare, vicino.
Elisa Mezzetti
...La funzione narrative è affidata – come nella fotografia – al fotogramma, all’attimo che diventa sequenza nei lavori articolati in dittico o polittico, ma il valore del “momento” rimane nella capacità altissima di Torre di stimolare l’immaginario...      [Leggi tutto]
…La funzione narrative è affidata – come nella fotografia – al fotogramma, all’attimo che diventa sequenza nei lavori articolati in dittico o polittico, ma il valore del “momento” rimane nella capacità altissima di Torre di stimolare l’immaginario, sollevandolo dalla superficialità della rappresentazione sintetica di un’azione per raccontarci un “prima” e un “dopo”: massima espressione di una personalissima e mai assente tensione narrativa. Ecco come allontana magistralmente il solo richiamo fotografico, in una sospensione dove l’attesa rimane nel silenzio di una pittura che, pur avvicinandosi allo straniamento della passata Metafisica, congela una tensione carica di forti rimandi espressionisti.
Daniela Del Moro
...L’iniziazione di Fabio Torre al ritratto, invece, è scaturita dall’esigenza di dare una forma allo sguardo che pratica l’uomo contemporaneo nella rappresentazione del reale, sguardo che coincide con l’inconscio tecnologico, con il “fotografico” – la matrice concettuale...      [Leggi tutto]

…L’iniziazione di Fabio Torre al ritratto, invece, è scaturita dall’esigenza di dare una forma allo sguardo che pratica l’uomo contemporaneo nella rappresentazione del reale, sguardo che coincide con l’inconscio tecnologico, con il “fotografico” – la matrice concettuale della fotografia e del cinema – condizionando inevitabilmente la nostra azione del vedere e del rappresentare per immagini. Le sperimentazioni di Andy Warhol nel cinema e nell’arte, la fotografia contemporanea tedesca e americana sono il background della sua ricerca sul ritratto interpretato come specchio della contemporaneità. Anche gli album fotografici dei missing, le persone scomparse nel mondo, sono documenti utili nello studiare i codici di rappresentazione, nell’ampliare i confini della pratica del ritrarre e del farsi ritrarre – pure nell’essere ritratti entra in azione l’elemento “fotografico”, che connota il nostro atteggiamento nell’atto di essere guardati invertendo il gioco delle parti (da voyeur a soggetti osservati) e la percezione di noi stessi…

Marinella Paderni
...Per la seconda volta ospitato in questa sede, Torre presenta una serie di tele e disegni in cui, come afferma lui stesso, il vero filo conduttore non è da ricercarsi nella narrazione di una storia quanto piuttosto nello studio dei linguaggi comunicativi e dei loro meccanismi. Ecco perché l’artista...      [Leggi tutto]
…Per la seconda volta ospitato in questa sede, Torre presenta una serie di tele e disegni in cui, come afferma lui stesso, il vero filo conduttore non è da ricercarsi nella narrazione di una storia quanto piuttosto nello studio dei linguaggi comunicativi e dei loro meccanismi. Ecco perché l’artista, per elaborare ogni sua opera, si serve di fotografie o di sequenze cinematografiche che vengono da lui poi trasposte nelle varie tecniche della serigrafia, del disegno e dell’olio su tela. Spiega infatti Torre come la comunicazione contemporanea non possa oggi assolutamente prescindere dai due linguaggi-principe, la foto e il cinema, l’analisi dei quali rappresenta anche un’indagine della società odierna. Tutto ciò farebbe certamente pensare alla cosiddetta pittura mediatica se non intervenisse ancora una volta l’artista per spiegare come il suo scopo, a differenza di quella, non sia affatto la mera riproposizione di immagini tratte da rotocalchi e teleschermo ma, al contrario, una rielaborazione di queste per uno scandaglio sul medium da esse utilizzato. Racconta Torre di essere riuscito ad elaborare ed affinare la sua ricerca in questo senso solo dopo aver attraversato una lunga fase di crisi creativa durata quindici anni; poi casualmente l’artista conosce l’opera di Piero Manai e resta talmente scosso dallo studio del pittore da riprendere in mano il suo lavoro. E sono proprio alcune opere del pittore scomparso, cui è dedicata in questi giorni la grande mostra alla GAM per la quale lo stesso Torre ha prestato ben quindici opere, ad ispirare alcuni lavori esposti alla G7 come i Barattoli o gli Autoritratti, rielaborazioni di opere ben note del primo in bianco e nero. La continua ricerca di sintesi, che porta l’artista all’eliminazione del superfluo nella scelta delle scene da rappresentare, fa sì che Torre nutra una certa predilezione per il bianco e nero più sobrio, lineare ed essenziale. In tal modo la sua pittura si indirizza, in un certo senso, verso lidi astratti anche se la figuratività non viene mai sacrificata, semmai “elaborata” e scavata più nel profondo; i soggetti sono sempre lì, ben visibili e riconoscibili, ma non ci parlano o ci raccontano le loro storie, sono solo manichini, realtà svuotate per essere ridotte a pura immagine. Un’immagine molto affascinante, si badi bene, e che trova referenze illustrissime quali una certa pittura gelida e inorganica degli anni Venti o le splendide scene dell’americano Edward Hopper.
Sara Cecchini